Dove sono finite le pantofole?
Venuti a sapere del progetto, parenti, amici e conoscenti fecero a gara per dissuaderlo dall'impresa pericolosa, ma Čechov fu irremovibile. Soltanto, con il suo solito tono scherzoso, prima di partire chiese agli amici di «non serbargli rancore» e, in caso di «annegamento o qualcosa del genere» (in una lettera a Suvorin), nominò erede la sorella Marija: «...lei pagherà i miei debiti».
Il suo soggiorno a Ceylon si è ricoperto di leggende, grazie non poco a studiosi e accademici di varia risma che cercavano di «darsi arie», tacendo fatti evidenti e inventando miti di ogni sorta. Čechov vi trascorse soltanto due notti. La prima notte fu a Colombo: questo è un fatto. Ma da qui in poi le interpretazioni divergono. Ancora oggi il Grand Oriental (allora piuttosto presentabile, oggi alquanto malandato) e il Galle Face (allora piuttosto modesto, oggi diventato lussuosissimo) si contendono il diritto di definirsi l'albergo di Čechov.
Entrambi hanno memoriali dedicati a Čechov: il Grand Oriental un busto commemorativo nella hall, il Galle Face una targa commemorativa nel museo dell'albergo. Il Galle Face, tra l'altro, ha ospitato praticamente tutte le celebrità che hanno visitato l'isola, da Che Guevara a Harrison Ford, Sting e Jurij Gagarin. Non provate nemmeno a cercare la stanza di Čechov al Galle Face: si trovava nell'ala vecchia, completamente ricostruita; il Grand Oriental, invece, ha una «stanza dello scrittore» (ed è molto richiesta), anche se non c'è alcuna prova. Diversi studiosi ritengono, piuttosto ragionevolmente, che in realtà Čechov abbia pernottato in tutt'altro albergo, nella zona di Mount Lavinia.
Perché proprio lì? Guardate il giornale di bordo del Peterburg. Nella notte tra il 22 e il 23 novembre il tempo nel porto di Colombo era sereno, mentre Čechov racconta di un acquazzone violento e delle sue pantofole portate via dall'acqua nell'albergo. Entrambi gli alberghi citati si trovano proprio accanto al porto in cui era ormeggiata la nave. Mount Lavinia, invece, è a una buona distanza, dove un acquazzone poteva benissimo esserci stato. Allora era un sobborgo; oggi è un quartiere di Colombo. Inoltre, a quel tempo lì crescevano davvero dei palmeti: i palmeti dove Čechov ebbe il suo romantico appuntamento con la «donna di bronzo».
Gli studiosi di Čechov ritengono che l'incontro sia stato organizzato dal medico di bordo, viaggiatore esperto e conoscitore dei luoghi meno raccomandabili, con cui lo scrittore aveva stretto amicizia durante la traversata. La ragazza, «di ridotta responsabilità sociale» come si dice oggi, era una sacerdotessa dell'amore e apparteneva alla casta degli «intoccabili». A loro era consentito esercitare questo mestiere del tutto legalmente, anche se non c'erano apposite «case di tolleranza». Riportiamo finalmente la citazione senza censure dello stesso Čechov: «Quando avrò dei figli, dirò loro non senza orgoglio: “Figli di cane, ai miei tempi ho avuto rapporti con una indiana dagli occhi neri… e dove? In un boschetto di cocchi, in una notte di luna”».
Questo, tra l'altro, è un documento
La mattina del 23 novembre 1890 Anton Čechov e il guardiamarina Grigorij Glinka partirono in treno per Kandy. Il percorso è pittoresco e i panorami dai finestrini sono davvero splendidi, se si guardano le montagne e le valli e si ignorano le baracche lungo la massicciata. Le carrozze di oggi differiscono poco da quelle di allora. Sembra che il materiale rotabile non sia cambiato dai tempi del «dominio britannico». Raramente si vedono treni così malconci. Sapete quanti chilometri di ferrovia sono stati costruiti dopo la partenza degli inglesi nel 1948? Esatto: nessuno. Quelli che ci sono versano in condizioni pietose.
I nostri viaggiatori molto probabilmente visitarono il famoso Tempio del Dente a Kandy, molto probabilmente anche il giardino botanico, e la sera raggiunsero l'albergo. Qui arriviamo all'unico fatto confermato del soggiorno di Čechov a Ceylon: proprio quel conto per la cena al Queen's Hotel. L'albergo, tra l'altro, era lussuoso a quei tempi e sorgeva proprio accanto al Tempio del Dente. Ma i servizi erano in comune, uno per diverse stanze. Che cosa gustarono i viaggiatori a cena? Da quanto si riesce a decifrare: birra (almeno sei bottiglie da 0,75 litri), whisky e, prima ancora, aperitivi dai nomi sconosciuti ai barman di oggi, vini piuttosto costosi e altre bevande esotiche.
Scusate, ma il cibo dov'è?
Evidentemente i viaggiatori avevano mangiato abbondantemente in città prima di poter «buttare giù» tanto in albergo. Rimasero alzati fino a tardi, come confermano le candele incluse nel conto. La mattina dopo, facendo appena in tempo a prendere il treno, presero due bicchieri di tè e uova con salsa.
E questa è tutta la documentazione. Il conto del bar è miracolosamente sopravvissuto nell'archivio dello scrittore. Secondo Michail Čechov, Anton lasciò degli appunti su Ceylon, ma a Mosca furono divorati dalla «mangusta» che aveva portato dall'isola, «un incrocio tra un ratto, un coccodrillo, una tigre e una scimmia», per usare le parole dello stesso Čechov. Forse alla bestia non piaceva ciò che Čechov scriveva della sua patria. Non c'è da stupirsi che lo scrittore, grande amante di ogni sorta di creature, la chiamasse affettuosamente «farabutto». Eppure i suoi «un milione e centomila ricordi» di Ceylon erano buoni.
«Sono soddisfatto fino alla gola, così sazio e incantato che non desidero più nulla e non me la prenderei se mi colpisse la paralisi o la dissenteria mi portasse all'altro mondo. Posso dire: ho vissuto! Mi basta. Sono stato all'inferno, che è Sachalin, e in paradiso, cioè sull'isola di Ceylon». Anton Čechov.