Per tante, tante ore due ventenni, Il'ja e Artëm, e il loro saggio mentore, padre Roman, hanno fuso partite di rame, stagno e bronzo in un pentolone di ghisa proprio come questo. Ogni ora arrivava la promessa: ancora un attimo, tra venti minuti coliamo. E lo promettevano ancora e ancora. Del resto c'è un detto, e dev'essere vero: «il fonditore di campane le spara sempre grosse».
Nel frattempo cuocevano forme di sabbia e di qualcosa di simile all'asfalto, le riempivano di cera, le trascinavano qua e là, le cuocevano, le battevano, le spalmavano... Tutt'intorno silicato, bombole del gas, un aspirapolvere, mucchi di sabbia, cardini, sacchi di carbone e sacchi di barre di rame.
E all'improvviso... siamo piombati nel buio. La corrente se n'era andata: qualcosa si era bloccato, qualcosa era andato in corto. La fornace smise di respirare. Tutto il metallo fuso nelle dieci ore precedenti, 180 kg, poteva solidificarsi, e tutto il lavoro sarebbe stato vano! Sei campane non avrebbero mai visto la luce... Non avrebbero mai suonato. L'ingegnoso e ottimista Il'ja e tutta la troupe hanno calmato padre Roman in preda al panico e sono corsi con le torce a cercare i guasti e a rattoppare i buchi di una vecchia prolunga. Ci volle molto tempo. Sia la luce!
E poi, alle 5 del mattino (eravamo arrivati alle 10 di sera), tutta l'azione si è svolta in appena venti minuti: le forme sono state finalmente colate.
Alba e sole. Gli usignoli cantavano già da un pezzo. Ebbri di stanchezza, padre Roman e i ragazzi non riuscivano a capire se tutti venissero chiamati per la colazione o per la cena.
Sia la campana!
Un giorno in una fattoria vicino a Ruza Una settimana dopo Il'ja, Artëm e un altro artigiano hanno scoperto che...
Una campana non era riuscita, e un'altra andava sistemata perché suonasse come si deve per tono e timbro. Quanto alle altre, dopo essere state sollevate a fatica, girate, estratte dalle forme, raschiate, ripulite, strofinate, molate, lucidate e appese a un campanile fisso, ciascuna è stata percossa con un martello. No, non bastava, e allora con una mazza. Una, due, tre volte. E le campane hanno cominciato a suonare, il concerto è risuonato. Poi Il'ja ha preso una chitarra e ha mostrato come il suono delle corde pizzicate si fonde con quello delle campane. Sia il concerto di campane.